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che cosa conosciamo?
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In sintesi
Che cosa possiamo conoscere? La nostra cultura (filosofica, ma non solo) vede una prevalenza di posizioni relativistiche: la ragione umana non sarebbe in grado di cogliere alcuna verità universalmente valida.
Come si è osservato parlando della metafisica, la radice extrateoretica del relativismo è (anche) la volontà di sottrarsi a una intollerante oppressività: storicamente l'affermazioni di verità assolute è effettivamente stata strumentalizzata ai fini di un potere di alcuni esseri umani su altri. Tuttavia non è necessariamente così. Anzi, come già osservato, il riferimento a una oggettività che preceda i soggetti (potenzialmente in conflitto) e che quindi possa fare in qualche modo da arbitro super partes è un requisito indispensabile su cui far leva per opporsi a qualsiasi forma di oppressione. Se non esiste giustizia (o se comunque noi non la possiamo conoscere, come pensa il relativismo), come si potrebbe parlare di ingiustizia, e potersi quindi opporre ad essa?
La tesi che qui si sostiene è che la nostra conoscenza è si imperfetta, e quindi progressiva e bisognosa di collaboratività intersoggettiva, ma è comunque reale: conosciamo davvero la realtà, sia pure imperfettamente.
Perciò due sono gli errori diametralmente opposti da evitare: il dogmatismo da un lato, e un relativismo scettico dall'altro.
gnoseologia: contributi storiografici
come è stato storicamente affrontato il problema gnoseologico
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sulla possibilità di conoscere la realtà, giungendo a verità universali e stabili.